Consiglio Pastorale Parrocchiale

Consiglio Pastorale Parrocchiale - Santuario Sant'Anna - Caserta
È iniziata la seconda stagione dei consigli pastorali con la promulgazione del Codice di diritto canonico, avvenuta il 25 gennaio 1983: i canoni del Codice recepiscono in modo definitivo e a livello di legge generale una struttura sino alla promulgazione del Codice disciplinata da norme sperimentali, sia universali che particolari. La normativa vigente - cc. 511-514 (consiglio pastorale diocesano), 536, §§ 1-2 (consiglio pastorale parrocchiale) – delinea ormai istituti sufficientemente definiti, da realizzare nelle comunità cristiane.




Un dato è certo: l’impulso allo sviluppo dei consigli è affidato alle Chiese particolari e alle comunità parrocchiali, e quindi al diritto particolare. È di qui che si deve partire per un rilancio dei consigli pastorali. Va tenuto presente anche il Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi «Apostolorum successores», n. 185, pubblicato dalla Congregazione per i vescovi il 16 ottobre 2004, che tiene conto della messa in opera del consiglio pastorale nella Chiesa.

Consiglio pastorale parrocchiale: c. 536, §§ 1-234

Fra le strutture della parrocchia un posto peculiare occupa il consiglio pastorale parrocchiale. In una corretta visione ecclesiale, il consiglio pastorale parrocchiale ha un duplice fondamentale significato: "da una parte, rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità parrocchiale di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall’altra costituisce lo strumento della comune decisione pastorale, dove il ministero della presidenza, proprio del parroco, e la corresponsabilità di tutti i fedeli devono trovare la loro sintesi". Oltre che esprimere la soggettività pastorale della parrocchia, il consiglio pastorale è realmente soggetto unitario delle deliberazioni per la vita della comunità, sia pure con la presenza diversificata del parroco e degli altri fedeli.

Per la legge canonica universale, il consiglio pastorale parrocchiale è facoltativo, però, il vescovo diocesano, qualora lo ritenga opportuno, mediante legge particolare, lo può stabilire come obbligatorio per tutte le parrocchie della diocesi, dopo aver sentito il parere del consiglio presbiterale (c. 536 § 1). Il Direttorio Apostolorum successores afferma che, tra le materie che il vescovo deve regolamentare, vi è anche il consiglio pastorale parrocchiale «la cui presenza – si legge nel testo – è auspicabile in ogni parrocchia, a meno che l’esiguità del numero degli abitanti non consigli diversamente». E conclude: «Il vescovo diocesano, sentito il consiglio presbiterale, valuterà la possibilità o meno di renderlo obbligatorio in tutte o nelle parrocchie più numerose» (n. 211e). Le norme relative al consiglio pastorale parrocchiale sono, dunque, dettate dal vescovo diocesano. Il consiglio ha voto soltanto consultivo (c. 536 § 2). Compito del consiglio è collaborare con il parroco mediante "consigli". Gruppi di studio o di esperti non possono essere costituiti come organismi paralleli o di esautorazione del consiglio pastorale parrocchiale.

Il consiglio pastorale parrocchiale è un ambito della collaborazione tra presbiteri, diaconi, consacrati e laici sotto la guida del parroco. E’ uno strumento tipicamente ecclesiale, la cui natura è qualificata dal diritto-dovere di tutti i battezzati alla partecipazione corresponsabile e dall’ecclesiologia di comunione. Il parroco, responsabile del tutto ma non di tutto, esercita la funzione (munus) di governare sotto l’autorità del vescovo diocesano e con l’apporto di collaboratori. Egli promuove la corresponsabilità battesimale di tutti e chiama alla collaborazione ministeriale alcuni. Abbiamo una attuazione della sinodalità. Il parroco lavora con la sua comunità, con gli altri battezzati suoi fratelli e sorelle, secondo la diversità dei carismi, delle vocazioni e dei ministeri.



I consigli pastorali nell’esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici e nei documenti posteriori

Il Sinodo dei Vescovi del 1987, sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo a vent’anni dal concilio Vaticano II, tratta piuttosto ampiamente dei Consigli pastorali. Giovanni Paolo II, nell’Esortazione post-sinodale Christifideles laici (30.12.1988) ribadisce con vigore che debbono essere favoriti la creazione e lo sviluppo dei consigli, non solo come strumenti di partecipazione per i fedeli laici, ma soprattutto quale "precipua forma di collaborazione e di dialogo, come pure di discernimento", e quale imprescindibile strumento per la vita e per la missione della Chiesa. Il Papa considera, infatti, che "nelle circostanze attuali i fedeli laici possono e devono fare moltissimo per la crescita di un’autentica comunione ecclesiale… e per ridestare lo slancio missionario verso i non credenti e verso gli stessi credenti che hanno abbandonato o affievolito la pratica della vita cristiana (nn. 25 e 27: EV 11/1707.1714). Il Papa scrive: "La partecipazione dei fedeli laici a questi consigli potrà ampliare il ricorso alla consultazione e il principio della collaborazione - che in certi casi è anche di decisione - verrà applicato in un modo più esteso e forte" (EV 11/1707).

L’esortazione apostolica fa esplicito riferimento al consiglio pastorale diocesano e al consiglio pastorale parrocchiale. I due organismi sono visti nell’ottica della "nuova evangelizzazione" (nn. 34 e: EV 11/1747-1753.1759-1761). È innegabile che nella prospettiva nella quale si colloca Giovanni Paolo II, i consigli pastorali assumono grande rilevanza nella vita delle comunità cristiane. Il tema della partecipazione dei laici alla vita della Chiesa particolare e della parrocchia è presente nelle esortazioni dei sinodi continentali celebrati in occasione dell’anno giubilare del 2000:

- Ecclesia in Africa (14.09.1995), nn. 100, 101: EV 14/3170, 3171

- La Iglesia en América (22.01.1999), nn. 41, 44: EV 18/103, 108

- The Church in Asia (06.11.1999), n. 43, 45: EV 18/1912, 1918, 1919, 1920

- Ecclesia in Oceania (22.11.2001), nn. 11, 15, 43: EV/20, 2150-2151, 2161-2164, 2238s.

- Ecclesia in Europa (28.06.2003), n. 41: EV 22/467-469.



In conclusione

Il futuro dei consigli pastorali dipende dall’attuazione dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e quindi dall’assunzione di uno stile sinodale nella vita ecclesiale e nell’azione pastorale. La comunione richiede la partecipazione di tutti i cristiani, preparati e capaci, agli eventi vitali e ai processi decisionali della Chiesa. La loro partecipazione va giuridicamente assicurata e tutelata. Il Concilio Vaticano II, con l’ecclesiologia della communio, ha imboccato la via della comunicazione, ha proposto una Chiesa comunicante. I consigli pastorali sono un luogo dove far crescere e favorire la comunione e la partecipazione. Nell’attuale contesto socio-religioso non si vedono altri strumenti così significativi per dare la parola a tutta la Chiesa.
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